COMPONIMENTI INEDITI 2004 - 2007



Sensazione

Quel ch’è affezione
in sì chiave di gaudio,
or pregno d’onore
fieramente mi pervade.

Quand’anche sgomenti
com’ombre indugiano i cuori,
assurge a voce insigne
una parvenza silenziosa.

Quest’ignari giorni grevi
vibranti di parole e sensi,
nel lieve murmure d’un’eco
l’intrisa verità preludono.

Dicembre 2004



Incanto

Hai volto regale, creatura angelicata,
ebbra di grazia negli occhi
frementi di brividi, di velati
sospiri, giacché ti duoli e gioisci
sul limitare di ogni giorno.

Hai mani ardenti, diafana figura
di levità, quando si donano
a codeste mani che le ricevono,
con quale malioso ardimento
avvinte in un intrepido bearsi!

2007



L’angelo

Quest’angelo che s’inombra
candide ali dispiega
nell’ora sacra, orante pietoso
si cela, greve di muti travagli,
di remoti abbandoni
t’ascolta, ti veglia, t’incensa.

Qual voce carezzevole
solenni melodie innalza
agl’immensi cieli, discerne
fluire la vita fuggevolmente,
nell’atto supremo
d’un’ideazione
e, bensì dèsta,
l’anima ne rifulge.

2007



Immagine

Serbato ho l’algido respiro
come ottenebrato dal ricordo,
dal declinante silenzio
d’un’anima trepidante
d’intimo candore; or ora
altèra s’erge al cielo
ammirandone nascostamente
l’immagine tacita e fiera!  

2007               



LETTERE ALLA MADRE CON ELEGIE E CARMI





Franco Fabiano, Lettere alla Madre, Melegnano, Montedit 2010-2011


La comunione con i defunti continua nel tempo e nello spazio e Franco Fabiano testimonia il desiderio umano di sopravvivenza e di colloquio attraverso questa pubblicazione di prosa e di poesia. La rievocazione del passato si unisce al presente in un tormentoso dolore che il volgere dei giorni non riesce a lenire, anzi ne acuisce l’intensità: «Come d’attimi sognanti, / i nostri giorni bramano / di rincontrarsi – ma struggente / è il passato e languente / l’avvenire – questo s’annunzia». L’intero lavoro appare “divorato” da un’insaziabile necessità di vita che trasfigura l’immagine materna in simbolo e la sofferenza filiale in ricerca di senso («Questa ardente bramosia di vita / non ha nome, non conosce tregue / non implora carità»), che solo la fede può rischiarare: «Con un lieve anelito di labbra / Sulle labbra dischiuse / Sarai risorta, dinanzi / Al Vivente t’abbandonerai / Alla Luce, aereo sospiro, / Soffio vitale, serrata effigie» (G. L.).


Recensione tratta dal sito letterario: Atelier Blog


DI COSA PARLA "LETTERE ALLA MADRE" DI FRANCO FABIANO




Sin dalle prime pagine del libro “Lettere alla Madre” dello scrittore Franco Fabiano, si ha la sensazione di essere catapultati in una realtà antica in cui il tempo è scandito da un non tempo, perché tutto sembra intangibile ed etereo.

“Lettere alla Madre” è un libro che parla rivolgendosi direttamente al cuore del lettore, anche se non è questo l’intento dell’autore, poiché sembra che Franco Fabiano abbia scritto queste lettere per avere un suo contatto intimo con la madre scomparsa e attraverso le sue parole si rivolge a se stesso oltre che a colei che ama tanto.

Ciò che viene descritto in “Lettere alla Madre” sono sensazioni, sentimenti, momenti che appaiono complicati nell’assenza della figura più importante che un uomo possa avere. Ma non si parla solo di questo. Ciò che si racconta riguarda la vita, quella di tutti, che scorre davanti ai nostri occhi, di cui a volte facciamo parte ed altre siamo semplici spettatori.

“Lettere alla Madre” è un libro commovente, che fa riflettere. Un libro composto da parole, elegie e canti, rivolti a una donna che solo esistendo ha reso speciale la vita di un uomo. E quell’uomo vuole ricordarla nell’assenza, vuole portarla con sé e ringraziarla per tutto quello che ha fatto ed ha significato per lui.


Recensione tratta dal sito letterario: RecensioneLibro.it


LETTERE ALLA MADRE CON ELEGIE E CARMI



Recensione a cura di Fulvio Castellani
Pubblicata sulla rivista Il Salotto degli Autori, n. 36, anno IX, Estate 2011

È assodato che la memoria accompagna, in maniera indelebile, il tragitto esistenziale di ognuno di noi, ed è altrettanto assodato che la figura della madre, in tale contesto, assume il ruolo di assoluta protagonista che non volge mai al tramonto. Franco Fabiano lo dimostra in maniera esemplare in quest'opera che raccoglie alcune lettere idealmente inviate alla madre e una silloge, comprendente elegie e carmi dedicati al suo volto, alla sua presenza costante anche se ora le sue mani stringono quell'azzurro intenso che l'ha sempre avvolta in vita. C'è un lampeggiare espressivo, sia nelle epistole (che sono altrettante dichiarazioni d'amore e un piccolo-grande compendio di ricordi e di accelerazioni emotive), sia nelle poesie dai toni musicali eleganti e caldi che non evaporano mai, ma che via via si solidificano nel segno della fede e della speranza. 

Franco Fabiano sa scuotere la caducità del tempo, dando anche al silenzio e alle assenze una veste non di secondo piano, e riuscendo contemporaneamente a scuotere la realtà con trepidante e struggente armonia.
Non sfugge il suo navigare accorto tra le certezze e le difficoltà, fra le trame mute e le ombre, tra l'inaridirsi delle primavere e il subitaneo errare su sentieri tranquilli in un colloquio con la madre che rischiara ogni orizzonte... Sono pagine a dir poco disegnate con acume, con amore, con precisione, con un linguaggio che coniuga alla perfezione ogni sfumatura del pensiero, ogni immagine evocata che risulta, perciò, nitida e incisiva.

Basterebbero, del resto, queste espressioni per renderci conto del traboccante amore che la madre ha lasciato in Franco Fabiano: "Le tue parole restano, i gesti impalpabili mi rassicurano, autorevoli dinanzi al livore che, talvolta, ci domina in quanto uomini, in quanto inermi creature alla mercé di un fato tristemente inesorabile".
Una prova, questa, che non fa che avvalorare quanto già messo in luce nelle precedenti sue opere letterarie ("Poesie al sole", "Ombre di luce", "Alchimie" e "Blue Theatre") e che approfondisce il suo discorso in chiave moderna con elementi che rimandano anche ai suoi diversi interessi culturali.


Recensione tratta dal sito letterario:

LETTERE ALLA MADRE CON ELEGIE E CARMI



Testi tratti dalle sezioni
ELEGIE E CARMI
Dedicazioni alla Madre

ELEGIE


O Madre!

Un’assenza è l’immanente
Segreto, sotteso nei lamenti
Della voce, delle voci
Che turbano, importune,
Tra le raccolte brume,
O Madre!


Melodie cantabili,
Ti giungano le mie parole
Da un oscuro squarcio 
Di cielo rannuvolato,
Che s’anima nel tuo nome,
O Madre!


2004

* * *


Barlumi di vita e morte

S’impongono vita e morte
nell’ancestrale, vociante
impeto del mondo,
ove uomo sfatto si reclina
quando, arido, s’anima
d’un recondito turbamento
sull’arse dune rosseggianti,
prospicienti buie voragini.


Un’eco di quieti lontane
si coglie dal rossigno crepuscolo
di quei miraggi, leggeri afflati
profusi all’orizzonte,
oltre le alte vette innevate,
oltre i taciuti accadimenti
del Nulla, dell’Oblìo,
del senza tempo…


2004

* * *


La mano sul cuore

Udito ho ancora
Le parole del silenzio 
A notte tarda, 
Quando s’innalza 
La mano protesa
Sul tuo lungo sonno,
Qual cuore scosso,
Sfuggente il volto 
Che più m’accora,
Ora e sempre m’accora.


2004

* * *


Languide esistenze

Quando parve effondersi
L’aria greve al mio respiro
Che s’addolcisce,
Come trasognato 
Assodarsi scruto la vita 
Entro lembi impalpabili
– Ch’io per me bramai! –
Tra quei perduti abbracci
Di languide esistenze
Chiuse nel loro torpore.


2004

* * *


CARMI



Ricordi ed abbandoni

Del quotidiano silenzio 
greve, triste, sdegnato
quali parole soggiacciono
a rammaricati ricordi 
o miserevoli abbandoni
che si rammentano,
fin ad esacerbati inquieti spiriti 
che indugiano per altre genti…


Stanco, mi nascono parole
soltanto un poco sussurrate,
talor anch’esse intrise
d’afflizione, finanche
paghe di rimpianto,
nel temuto accoramento
per quanto un tempo
fu vinto e poi perduto.


2008

* * *


Di nuovi segni

Sarà un pensiero, un ricordo
il primo enigma postomi
in artifizi, in chiave di nuovi segni
recanti un responso, un cartìglio
od un nobile ed insigne nome,
albore di luna piena, giacché nascente
o morente essa non perde forma, 
non muta l’altèra immagine 
né materia originaria sperde…


2008

* * *


Il dolore della vita

Chiuso ho il dolore contristato
della vita, quand’io medito, rimembro voci, 
quand’io odo la voce tua parlarmi, 
o Madre, ed il pensiero cogliermi 
esule a me stesso, come un fanciullo;
quand’io ne colgo allor il mormorìo
pietoso, il tempo m’arride – forse mordace – 
incerto nel suo vago perpetuarsi, 
nel vano perpetuarsi della vita,
del sussultante ardimento rabbonìto…


2008


* * *

Un ansante ansimo

Quale ansante ansimo di vita vissuta
chiede indulgenza, invoca compassione,
quand’anche la mente spazia oltre lo scibile,
oltre lo scindibile dai gesti, dalle parole,
dai sentimenti, dalle placabili trepidazioni
proprie di quanti – come me – amano senza 
dolersene, giacché la vita dovunque accorda 
i suoi favori per non discernere tra eguali,
tanto amata quanto aborrita, con tale vigore
mi parla, sempre di serenità blandisce,
uomo informe, anima vagheggiante…


2008



ANTEREM - RIVISTA DI RICERCA LETTERARIA

Fondo Ambiente Italiano

Fondo Ambiente Italiano

Avvertenza

È vietata ogni forma di riproduzione dei testi, delle immagini e delle altre opere appartenenti all'Autore.
Il presente blog, ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001, in alcun modo può essere considerato un prodotto editoriale, in quanto non ha carattere periodico ed è liberamente aggiornato dall'Autore.